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Le nuove frontiere della guerra tecnologica: l’Unità 8200

Le nuove frontiere della guerra tecnologica

In un contesto internazionale segnato da conflitti, guerre ibride e operazioni speciali si è potuto assistere recentemente all’abbandono di alcuni approcci militari tradizionali e all’utilizzo di nuove tipologie di armamenti e tattiche operative.

I lunghi assalti frontali hanno fatto spazio agli attacchi “hit and run”, il ruolo dei mezzi corazzati si è ridimensionato a favore di veicoli più agili e meno costosi e, soprattutto, sono state sfruttate in ottica offensiva nuove informazioni e tecnologie, tra cui l’AI .
Quest’analisi osserva l’utilizzo delle nuove armi nei conflitti odierni e indaga una delle agenzie simbolo di questo progresso tecnologico: l’ Unità 8200.

Le nuove tecnologie dei conflitti

Il conflitto russo ucraino, in corso dal 2022, rappresenta ancora oggi un luogo di sperimentazione sul piano militare e tecnologico. I cambiamenti introdotti alla dottrina bellica sono molteplici e interessano differenti ambiti, dall’informatica ai mezzi scelti per il combattimento, intrecciandosi talvolta con iniziative civili.

Nelle prime settimane dell’invasione russa, ad esempio, Google, sotto richiesta delle autorità ucraine, ha disabilitato e oscurato la visione di Google Maps al fine di ostacolare l’avanzata nemica e complicare l’utilizzo di dati per la pianificazione di attacchi. Parallelamente Starlink, il servizio di internet satellitare statunitense, garantiva le comunicazioni anche nelle zone più calde del fronte e permetteva di coordinare le azioni dei droni nonostante i cyberattacchi russi.

In Ucraina, così come negli attacchi israeliani all’Iran, abbiamo osservato l’importanza del dominio aereo. Nelle fasi iniziali del conflitto il presidente ucraino Volodymir Zelenksy ha richiesto l’istituzione di una No Fly Zone e, successivamente, ha espresso la necessità di sistemi d’armamento migliori per contrastare la superiorità aerea russa.

Anche l’utilizzo dell’AI è acclarato: i droni ucraini la impiegano per scansionare il territorio e riconoscere i bersagli da colpire, i servizi di intelligence per ascoltare e trascrivere le comunicazioni nemiche e anche gli statunitensi l’avrebbero impiegata nella recente operazione Absolute Resolve che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolàs Maduro, secondo il Wall Street Journal.

La corsa ai dati nell’era della guerra tecnologica

La crescente rilevanza di dati e metadati nel mondo politico e militare attuale è certificata dalla nascita e dallo sviluppo di agenzie deputate esclusivamente alla raccolta e al controllo capillare di informazioni, documentazioni, traffico telefonico e di rete a fini di intelligence. Inoltre, l’Unione Europea punta a sviluppare sistemi di difesa, di cybersicurezza e armamenti autonomi basati sull’intelligenza artificiale anche grazie ai fondi previsti dal piano Readiness 2030, per adeguarsi ai termini bellici odierni.

Le minacce alla sicurezza, infatti, non arrivano più esclusivamente da eserciti regolari, ma si esplicitano sotto forma di guerra ibrida, cyber-attacchi e interferenze digitali. Per questo i governi considerano indispensabili i nuclei di intelligence informatica, che permettono di prevenire attacchi terroristici, intercettare le reti criminali, proteggere le infrastrutture critiche e organizzare, in determinati casi, operazioni di contenimento nei confronti di potenziali nemici.

Un esempio emblematico è rappresentato dalla statunitense NSA (National Security Agency), celebre unità del Dipartimento della Difesa, istituito nel lontano 1952, considerata per molto tempo il punto di riferimento tra le agenzie di spionaggio per le capacità operative dimostrate sul campo. Tuttavia, questa tipologia di servizi viene considerata fondamentale per la sicurezza interna ed esterna anche da molti altri Stati.

Il Regno Unito, per esempio, ha un apparato estremamente sviluppato e rispettato a livello internazionale che si occupa di sicurezza informatica e spionaggio elettronico ribattezzato GCHQ (Government Communication Headquarters). D’altro canto, la Francia concentra queste funzioni nella DGSE, pur avendo una struttura di spionaggio particolarmente complessa.

Il ruolo dell’Unità 8200 nella guerra tecnologica

Particolarmente riconosciuta a livello globale per le proprie capacità d’intelligence e gli obiettivi raggiunti nel corso degli anni, è la componente informatica dell’esercito israeliano: l’Unità 8200. Istituita nel 1952, ha perseguito, fin dal principio, l’obiettivo di raccogliere informazioni sensibili attraverso l’intercettazione, telefonica e ambientale, e la decodifica di codici con la finalità di contribuire alla sicurezza d’Israele in un periodo storico particolarmente movimentato.

L’Unità 8200 ha inciso significativamente in alcuni dei passaggi più rilevanti della storia del Paese; tra i quali, la decrittazione del cifrario dell’esercito egiziano e l’intercettazione della chiamata tra il presidente egiziano Gamal Abdel Nasser e il re di Giordania, Husayn Bin Talal, particolarmente rilevante a livello storico. La conversazione, infatti, mirava a intensificare ed espandere il conflitto in essere nel 1967, coinvolgendo l’URSS attraverso la falsa convinzione che statunitensi e britannici avessero preso parte allo scenario bellico, bombardando l’Egitto.

Nel corso dei decenni l’Unità 8200 è cresciuta e il raggio d’azione si è ampliato. Se inizialmente l’Unità aveva principalmente compiti “passivi” di spionaggio, limitati alla raccolta e alla trasmissione di dati alle agenzie operative, a partire dagli anni duemila ha iniziato a gestire in autonomia operazioni di cyber warfare. Più recentemente, l’Unità 8200 è giunta a sviluppare sistemi di intelligenza artificiale, come dimostrato dal processo di sorveglianza di massa varato per prevenire potenziali minacce terroristiche.

La compromissione del programma nucleare iraniano nel 2010, attraverso la diffusione del malware Stuxnet, portava la firma del gruppo informatico israeliano. L’Unità 8200 è sospettata di essere coinvolta anche nell’esplosione dei cercapersone in Libano, avvenuta nel settembre 2024, in cui sono morte almeno 11 persone e ne sono state ferite più di 2000.

Un laboratorio di startup

Il programma di reclutamento dell’Unità 8200 è mirato ed estremamente selettivo. La precisione nella scelta dei membri è massima: vengono attenzionati i migliori studenti universitari, soprattutto nei corsi di informatica o affini, i quali o vengono avvicinati o si propongono in autonomia, per prestare servizio militare, obbligatorio in Israele, all’interno del gruppo.

La militanza nell’esercito, infatti, non rappresenta solamente un periodo obbligatorio di servizio allo Stato, bensì costituisce un’occasione di formazione professionale, con un addestramento tecnico importante, e una fonte avanzata di networking, importante per lo sviluppo di conoscenze e rapporti che possono tramutarsi in carriere lavorative e imprenditoriali.

Sono molte le start up tech o applicazioni digitali nate dalle intuizioni di coloro che hanno un passato tra le fila dell’Unità informatica israeliana. Tra gli esempi più noti vi sono: Waze, app di navigazione; Wiz, la compagnia di sicurezza informatica recentemente acquisita da Alphabet (la società madre di Google) per 32 miliardi di dollari, i cui fondatori si sono conosciuti proprio durante il servizio militare; Palo Alto Networks, multinazionale nel campo della cyber-security, nata dall’idea di un veterano del gruppo, Nir Zuk.

Il programma appare avere così una duplice valenza: contribuisce alla formazione delle migliori menti del Paese, utilizzandole per migliorare la sicurezza statale, e valorizza un settore, quello tecnologico, che occupa più di 230mila persone e ospita più di 7mila startup, di cui molteplici quotate in borsa.

L’uso militare dell’AI

All’interno dell’apparato di sicurezza israeliano è frequente l’utilizzo di sistemi basati sull’AI prodotti dall’Unità 8200. Un esempio emblematico è l’Iron Dome, il sofisticato sistema di difesa missilistico, che ha implementato l’uso dell’intelligenza artificiale per una migliore efficienza e per una maggiore capacità di intercettare le minacce, inclusi i droni, sempre più centrali nei conflitti contemporanei.

Anche l’ampliamento degli armamenti con i missili intelligenti Harpy e Harop, in grado di ricercare in autonomia i bersagli da colpire, pianificare l’attacco ed eseguirlo, segue la logica di tecnologizzazione e ammodernamento dei ranghi militari dettata dalla situazione geopolitica attuale.

Il caso Lavender

Particolarmente noto è diventato il software di intelligenza artificiale Lavender, utilizzato nel corso delle operazioni militari israeliane all’interno della Striscia di Gaza allo scopo di identificare possibili target, snellendo così il processo di riconoscimento e permettendo una maggiore rapidità d’azione. Esso rientra ufficialmente all’interno della categoria dei Decision Support Systems (DSS), sistemi creati per fornire analisi e informazioni alla catena di comando che detta la linea decisionale, i quali sono regolamentati per definirne il campo e le situazioni in cui sono utilizzabili.

Si è discusso lo sfruttamento del software da parte dell’IDF dal momento che le analisi hanno messo in luce numerose carenze nei controlli dei risultati forniti dallo strumento, che in alcuni casi sembrava operare in modo autonomo.

Tra le principali criticità riscontrate nell’uso del suddetto software figurano la scarsa considerazione del margine di errore, l’adozione di linee guida estremamente generiche e, soprattutto, una completa mancanza di proporzionalità tra vantaggio militare e potenziali danni collaterali. A queste poi s’aggiunge uno scarso controllo umano dei dati e dei profili dei possibili appartenenti, appena una ventina di secondi per soggetto, il tempo necessario per assicurarsi che fosse umano, senza verificare effettivamente le motivazioni della categorizzazione.

Il risultato di questo modus operandi sposta l’attenzione non più sull’utilizzo dell’AI, ormai frequente e diffuso, quanto sulla sua regolamentazione ancora ritenuta complessa e ripetutamente bypassata.

Le implicazioni per la sicurezza globale nell’era della guerra tecnologica

I casi osservati inducono alla riflessione sul ruolo del progresso tecnologico e sull’impiego delle nuove innovazioni in ambito bellico e militare. Le leggi attualmente in vigore sono spesso vaghe, di difficile applicazione e ripetuutamente aggirate.

Una regolamentazione e un controllo più stringenti appaiono necessari, appurata la difficoltà di vietare completamente l’utilizzo di dati e metadati in un periodo storico in cui la necessità detta la via e sgombra il campo dalla moralità.

La sfida, prima ancora che tecnologica, ha una natura giuridica e politica: definire il progresso tecnologico e governarne l’utilizzo, cercando di rimanere al passo con esso nonostante la sua natura dinamica. Questo obiettivo è raggiungibile solamente attraverso una collaborazione strutturata e continua tra stati, governi e il settore industriale.

*Immagine di copertina: [foto di TheAndrasBarta via Pixabay]
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