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Il New START al capolinea: quale futuro per il regime di controllo degli armamenti nucleari

La scadenza del New START

La scadenza del New START, l’accordo sul monitoraggio e sulla trasparenza degli armamenti nucleari tra Stati Uniti e Russia, apre una fase di profonda incertezza per la sicurezza globale.

Il seguente articolo ricostruisce le principali tappe che hanno caratterizzato la nascita del trattato e il contesto di crisi che ne ha accompagnato la fine, analizzando le dinamiche bilaterali e il ruolo crescente di attori terzi. L’obiettivo è riflettere sulle prospettive e sull’urgenza di una riforma del regime di controllo degli armamenti in un sistema internazionale sempre più frammentato.

La silenziosa scadenza del New START

Nel contesto geopolitico attuale, segnato da crescente competizione strategica e indebolimento degli strumenti diplomatici tradizionali, il 5 febbraio 2026 ha segnato la scadenza del New START. Quest’ultimo accordo costituiva l’ultimo pilastro del controllo bilaterale degli armamenti nucleari tra Stati Uniti e Russia.

La fine del trattato non costituisce un semplice passaggio formale, ma una cesura politica e strategica significativa. Per oltre un decennio, il New START ha garantito limiti agli arsenali nucleari strategici e meccanismi di trasparenza reciproca, contribuendo a ridurre il rischio di escalation.

La cessazione del New START, in assenza di negoziati per un rinnovo o un accordo successivo, riflette una crisi più ampia della governance della sicurezza internazionale. Inoltre, il mancato rinnovo dell’accordo solleva interrogativi sulla capacità delle grandi potenze di mantenere forme minime di cooperazione anche in un contesto di rivalità aperta.

2010: genesi di un trattato dalle molte aspettative

Praga, 8 aprile 2010. Una stretta di mano tra il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, e quello della Federazione Russa, Dmitrij Medvedev, sancisce la nascita del New START, un nuovo trattato bilaterale volto a contenere la proliferazione degli armamenti nucleari. L’accordo si inserisce nella lunga tradizione del controllo degli armamenti avviata durante la Guerra Fredda. In particolare, l’accordo fu redatto nella fase di distensione, quando Washington e Mosca riconobbero l’importanza del dialogo e della trasparenza, raggiunto il picco storico di testate nucleari dispiegate.

Il New START nasce come prosecuzione dei precedenti trattati START (Strategic Arms Reduction Treaty), e in particolare dello START I, firmato nel 1991 da Michail Gorbačëv e George H. W. Bush. Esso rappresentò una svolta storica: per la prima volta, un accordo non si limitava a porre tetti quantitativi, come nel caso dei trattati SALT (Strategic Arms Limitation Treaty), ma prevedeva una riduzione effettiva degli arsenali nucleari, introducendo al contempo meccanismi di verifica e di trasparenza. Un segnale chiaro della fine della Guerra Fredda e di un mutamento ideologico nel modo di concepire la deterrenza.

I termini previsti dal New START

Alla scadenza dello START I nel 2009, prorogato nel 2001, il New START si presenta, dunque, come erede di una tradizione consolidata, ma già fragile. Il tutto alla luce del fallimento nel 2002 dello START II, il quale non entrò mai in vigore a seguito del ritiro statunitense dal Trattato ABM (Anti-Ballistic Missile). La firma di Praga assume così un valore politico che va oltre il dato tecnico; infatti, testimonia la volontà di preservare uno spazio, seppur minimo, di cooperazione strategica tra le due principali potenze nucleari, allora in rapporti relativamente distesi.

Sul piano operativo, l’accordo del 2010 fissava tre limiti fondamentali:

  • 1.550 testate nucleari strategiche dispiegate per ciascuna parte;
  • 700 vettori strategici operativi (missili balistici intercontinentali, missili balistici lanciati da sottomarini e bombardieri con capacità nucleare);
  • 800 lanciatori complessivi, inclusi quelli non dispiegati.

A questi vincoli quantitativi si affianca un articolato sistema di verifica basato su scambi di dati, notifiche e ispezioni in loco, pensato non solo per garantire il rispetto degli impegni, ma anche per ridurre l’opacità e il rischio di incomprensioni strategiche. In questo senso, il New START rappresenta il punto di arrivo di un regime fondato sull’idea che la deterrenza nucleare potesse essere resa più prevedibile — e quindi meno pericolosa — attraverso regole condivise.

2023: apice della crisi strutturale del New START

Guardando ai termini previsti dal trattato, il 2026 era una data ampiamente prevista come scadenza del New START. L’unico rinnovo possibile era già stato effettuato nel 2021, per un periodo massimo di cinque anni, rendendo l’anno corrente il punto di arrivo definitivo della validità dell’accordo.

La criticità di questa scadenza non risiede dunque tanto nel quando essa sia avvenuta, quanto piuttosto nel come vi si sia giunti. Il New START giunge, infatti, al termine in una condizione di profonda crisi, che coinvolge non solo i due attori direttamente interessati, ma più in generale l’intero sistema globale di controllo degli armamenti e i valori su cui esso si fonda.

Il 2023 ha rappresentato il culmine di questa crisi. Dopo una serie di controversie diplomatiche e di reciproche accuse, il 21 febbraio 2023 il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato la sospensione della partecipazione della Russia al Trattato. Le motivazioni addotte erano strettamente legate al protrarsi della guerra in Ucraina, al crescente coinvolgimento della NATO nel conflitto e al timore, da parte russa, che il regime di ispezioni potesse consentire agli Stati Uniti di raccogliere informazioni sensibili a vantaggio dell’Ucraina.

Dal punto di vista giuridico, la sospensione non equivale a un ritiro formale. Mosca si è infatti impegnata a continuare a rispettare i limiti quantitativi previsti e a mantenere lo scambio di informazioni con la controparte. Tuttavia, il valore simbolico di questa decisione è stato di portata storica. Per la prima volta nella lunga e complessa storia delle relazioni russo-americane in materia di controllo degli armamenti nucleari, una delle due parti ha sospeso la partecipazione a un trattato precedentemente ratificato, mettendone in discussione credibilità, efficacia e legittimità nel panorama internazionale.

La crisi dell’ideologia alla base del regime di controllo

Allargando lo sguardo oltre le dinamiche bilaterali, la crisi e il fallimento del New START assumo anche una dimensione ideologica. Il regime di controllo degli armamenti si fonda sull’idea che la deterrenza nucleare possa essere razionalizzata e inserita in un quadro collettivo di sicurezza condivisa. Una visione che appare sempre più distante dall’attuale concezione del potere militare, caratterizzata da una logica competitiva e a somma zero.

L’aumento importante delle capacità nucleari di attori come la Cina e l’ambiguità con cui la Corea del Nord minaccia da tempo di proliferare, così come il rischio crescente che in futuro altri Stati decidano di dotarsi di armi nuclearicontribuiscono a indebolire ulteriormente questo sistema di controlloIn un contesto segnato da dinamiche di proliferazione e da un progressivo ritorno alla centralità della forza militare, i trattati di controllo degli armamenti vengono sempre più percepiti come mere limitazioni, piuttosto che come strumenti di sicurezza collettiva, riducendo drasticamente la volontà politica di negoziarli e sostenerli.

Scenari futuri: il dialogo Usa-Russia

Per comprendere quale possa essere il prossimo capitolo della vicenda del regime di controllo degli armamenti nucleari è necessario articolare l’analisi su più livelli.

Il primo è, inevitabilmente, quello che vede protagonisti Stati Uniti e Russia. Sul tavolo, al momento, non vi sono negoziati concreti, ma un debole segnale di apertura è emerso nei mesi precedenti alla scadenza, in particolare dal lato russo. Nel settembre 2025 Vladimir Putin si è dichiarato disponibile a una proroga volontaria di un anno del trattato, rimettendo la decisione a Washington. La risposta del presidente statunitense Donald Trump è stata tuttavia tiepida e ambigua, limitandosi a definire la proposta una “buona idea”, senza che a ciò seguisse l’avvio di negoziati formali ed efficaci.

Il rischio di un’escalation missilistica

La fragilità di questo spiraglio appare strettamente legata alla visione strategica del leader statunitense. Il giudizio di Trump sul New START è noto da tempo. Già durante il suo primo mandato aveva espresso apertamente dubbi sull’utilità dell’accordo, una posizione che non sembra essersi modificata negli anni successivi. A ciò si aggiunge la centralità della sua agenda politica personale, spesso anteposta a qualsiasi prospettiva di dialogo strutturato. In cima alle priorità attuali di Donald Trump figura il Golden Dome, un ambizioso progetto di difesa missilistica avanzata, concepito anche per contrastare minacce nucleari.

Mosca ha storicamente subordinato la disponibilità a limitare le proprie capacità nucleari all’esistenza di vincoli sulla difesa missilistica statunitense, come dimostrato dal mancato ingresso in vigore dello START II dopo il ritiro americano dal Trattato ABM. In questo senso, finché il Golden Dome resterà un pilastro della strategia statunitense, un nuovo accordo di limitazione degli armamenti nucleari appare difficilmente raggiungibile.

Questa dinamica è stata ulteriormente aggravata da una serie di test russi di missili da crociera con capacità nucleare condotti negli ultimi mesi del 2025, finalizzati al rafforzamento dell’arsenale e della deterrenza di Mosca. Dall’altro lato, Washington ha imposto nuove sanzioni alla Russia e ha avviato a sua volta test nucleari, ampliando la distanza negoziale tra le parti e confermando un clima di crescente tensione.

Scenari futuri: il ruolo della Cina

Il secondo filone di analisi riguarda invece lo scenario globale e le dinamiche di proliferazione che lo caratterizzano. In questa prospettiva, una possibile evoluzione del regime di controllo degli armamenti potrebbe consistere nell’apertura di futuri negoziati a un terzo attore: la Cina. Si tratta di un’ipotesi discussa da tempo in ambito accademico e strategico, e sempre più corroborata dai dati.

Gli accordi concepiti in un sistema bipolare, dominato da due sole superpotenze nucleari, appaiono oggi sempre più inadeguati a riflettere le trasformazioni dell’ordine internazionale. La Cina dispone attualmente di circa 600 testate nucleari ed è il terzo Stato al mondo, dopo Stati Uniti e Russia, a possedere una piena triade nucleare, ossia capacità di lancio da terra, mare e aria. In questo contesto, l’ipotesi di una “triade delle triadi” potrebbe rappresentare un’evoluzione significativa, sia sul piano simbolico sia su quello operativo, modernizzando un processo di controllo degli armamenti ormai anacronistico e includendo un attore centrale per la sicurezza regionale e globale.

Tuttavia, la posizione di Pechino appare netta: finché il suo arsenale non sarà numericamente comparabile a quello statunitense e russo, la Cina non ha alcun interesse a partecipare a negoziati trilaterali. Una linea che, almeno nel breve periodo, rende difficile immaginare una rapida transizione verso un nuovo regime multilaterale di controllo degli armamenti nucleari.

Dopo il New START: le sfide che ci riserva il futuro

Lo scenario globale sul fronte della sicurezza internazionale è estremamente complesso e potenzialmente costellato da rischi irreversibili. Certamente, dal 5 febbraio il sistema internazionale si trova privo di accordi vincolanti in ambito di controllo degli armamenti nucleari. Tuttavia, questo sviluppo apparentemente drammatico, non può essere letto esclusivamente in termini di disarmo stricto sensu. Esso riflette una crisi più ampia della governance internazionale e della capacità delle grandi potenze di cooperare anche in condizioni di rivalità aperta.

La ridefinizione del regime di controllo degli armamenti nucleari rappresenterà una delle principali sfide della sicurezza globale nel prossimo futuro. Indipendentemente dall’esito della questione relativa al rinnovo del New START, è ormai evidente che l’attuale impianto necessita di una revisione profonda. Che si tratti della negoziazione di nuovi accordi,o dell’ampliamento della platea degli attori coinvolti, il lavoro da fare è considerevole.

Alla luce della direzione intrapresa dalle relazioni internazionali contemporanee, segnate da competizione strategica e crescente sfiducia, il paradosso è evidente. L’urgenza di ripensare il controllo degli armamenti aumenta, il tempo e lo spazio politico per elaborare soluzioni efficaci si riducono drasticamente.

*Immagine di copertina: [foto di Marek Studzinski via Unsplash]

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