Trump senza FondiTempo di lettura stimato: 2 min.

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È ormai da tempo noto come per Donald J. Trump, Presidente degli Stati Uniti d’America, il muro di Tijuana rappresenti un importante punto di discussione, vista l’enorme risonanza mediatica e le forti controversie del tema. La barriera di sicurezza è stata costruita dagli Stati Uniti lungo la frontiera al confine tra USA e Messico (lunga circa 3100 chilometri, alta almeno 12 metri, dotata di circa 19 milioni di tonnellate di cemento e le cui cifre sono ancora oggi oggetto di dibattito). I Messicani l’hanno soprannominato “Muro della Vergogna”, e proprio in questi giorni il Presidente stesso si è visto bloccare la costruzione della barriera al confine. Una sentenza, infatti, vieta alla Casa Bianca di utilizzare 3,6 miliardi di dollari destinati dal Congresso alle spese militari. Trump si ritrova quindi adesso senza fondi per il muro?

Nel febbraio scorso, infatti, Trump aveva dichiarato l’emergenza nazionale per fronteggiare «l’invasione» dei migranti negli States, incassando in data 26 marzo il via libera del Pentagono (sede del quartier generale del Dipartimento della difesa degli Stati Uniti d’America) allo stanziamento da parte dello stesso di una cifra, pari a 3,6 miliardi di dollari, per costruire la barriera divisoria nel Sud, puntando a combattere l’immigrazione proveniente dal Messico, rafforzando così un muro che già divide i due paesi. Sei mesi dopo, a settembre, è arrivata la firma di un decreto in collaborazione con il Pentagono. L’accordo prevedeva la possibilità, da parte del presidente Trump, di accedere a determinati fondi stanziati dal Dipartimento. Questi avrebbero sostenuto il pagamento di circa 176 miglia di barriera d’acciaio in allestimento lungo la frontiera tra Texas e Messico.

La mossa di “The Donald” ricevette numerose contestazioni, sia dai democratici a Washington, sia dalla Contea di El Paso. E’ stata proprio quest’ultima, poi, a presentare ricorso al tribunale (il cui Giudice Federale è David Briones, nominato a suo tempo da Bill Clinton). Queste le motivazioni: “il Muro danneggia la reputazione della comunità locale, da sempre aperta e ospitale”.

La causa, avviata proprio dalla contea di El Paso, riscontrò l’appoggio anche dall’associazione “Border Network for Human Rights”, gruppo no profit con sede proprio a El Paso, in Texas, che sostiene la riforma dell’immigrazione e i diritti umani. Inizialmente noto come Border Rights Coalition (BRC), nasce nei primi anni ’90. I componenti erano principalmente avvocati, attivisti per i diritti civili e gruppi ecclesiali di El Paso. Dopo l’elezione di Donald Trump BNHR, insieme al gruppo “Reform Immigration for Texas”, ha intrapreso una catena di forum educativi. Il loro fine, principalmente, è quello di comprendere appieno i diritti costituzionali degli immigrati. La motivazione alla base del loro sostegno alla causa sta nel presunto abuso, da parte del Presidente, della sua autorità nel dichiarare l’emergenza nazionale per ottenere i fondi.

Il Giudice, nella notte tra martedì 10 e mercoledì 11 Dicembre, ha accolto l’appello, fermando le ruspe e le gru lungo la frontiera. La sentenza, ad ogni modo, non ha valenza nei riguardi di altre risorse dell’amministrazione. Trump, perciò, ora ha due possibilità: ricorrere in appello e/o cercare risorse differenti all’interno del bilancio federale.

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