Raggiunto l’accordo per il cessate il fuoco in LibiaTempo di lettura stimato: 2 min.

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Truppe del governo di unit nazionale sulla linea del fronte nei pressi di Tripoli. Foto by Xinhua News Agency/Getty Images

È entrato in vigore un minuto dopo la mezzanotte tra sabato e domenica l’accordo per il cessate il fuoco in Libia. Il Generale Haftar, l’uomo forte al comando del governo di Tobruk, negli scorsi mesi ha portato avanti un’operazione di conquista dei territori libici in mano al governo di unità nazionale. Giunto alle porte di Tripoli, l’avanzata di Haftar è stata costretta a fermarsi vista la strenua opposizione messa in campo dalle brigate fedeli al governo di al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite.

L’imposizione del cessate il fuoco era arrivata mercoledì scorso dopo un summit tra Turchia e Russia in cui i paesi chiedevano che venissero immediatamente interrotti gli scontri. Erdogan ha deciso infatti di entrare prepotentemente in scena poche settimane fa quando, inaspettatamente, ha offerto ad al-Serraj l’invio di armi e truppe in grado di fermare l’avanzata delle milizie al soldo di Haftar. La decisione fa parte di un accordo che rimodella i confini delle acque territoriali dei due paesi, permettendo ad Istanbul di sfruttare i giacimenti petroliferi al largo delle coste libiche in cambio del supporto al governo di unità nazionale.

Nonostante le Nazioni Unite sponsorizzino ufficialmente il tentativo del governo di Tripoli di unificare il paese e portare la Libia fuori da una guerra civile oramai quasi decennale, gli interessi di svariate potenze regionali hanno impedito la realizzazione del percorso di pacificazione. Le truppe del Generale Haftar ricevono il supporto e il finanziamento di Russia, Arabia Saudita, Francia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti.

La decisione di Erdogan di mandare il proprio esercito in Libia aveva gettato nel panico molti governi occidentali. Il timore era che la situazione potesse precipitare ulteriormente, in un paese che da anni sta attraversando una gravissima crisi umanitaria.

Ecco quindi che ancora una volta gli USA e l’Unione Europea perdono il ruolo di attori centrali nella diplomazia del Medio Oriente a discapito di Istanbul e Mosca. Oramai  diventate le potenze principali nella regione, i due paesi potrebbero portare sulla strada della risoluzione il secondo conflitto in pochi mesi dopo l’accordo raggiunto in Siria. Se il cessate il fuoco dovesse reggere, ipotesi molto probabile, si preannuncia comunque un difficile percorso di pacificazione tra le due fazioni che governano il paese.

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