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Pasdaran iraniani catturano petroliera britannica

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In quello che sta diventando la nuova polveriera mediorientale, ossia il Golfo Persico, ieri è andato in scena un altro capitolo. I pasdaran iraniani, i “guardiani della rivoluzione”, dopo averlo promesso, l’hanno fatto: hanno compiuto il sequestro di una petroliera britannica nello stretto di Hormuz. Secondo l’organizzazione paramilitare iraniana, la nave Stena Impero “non ha rispettato il codice marittimo internazionale”, ed è quindi stata dirottata verso l’isola di Qemsh.

Questo clamoroso sequestro ne seguirebbe un altro tentato l’11 luglio, quando delle navi armate iraniane avrebbero provato ad assaltare un’altra petroliera britannica, ma sarebbero state fermate da un incrociatore della Royal Navy che la stava scortando. Il tutto sarebbe in risposta ad una azione altrettanto rumorosa: il blocco, il 4 luglio a Gibilterra, di una nave con petrolio iraniano, vietato in quanto diretto alla Siria. Siamo quindi nel mezzo di un gioco di pressioni e rappresaglie incrociate, in cui non possono mancare gli Stati Uniti, che il 13 giugno scorso questa crisi hanno contribuito ad aprirla: Trump e la sua amministrazione si sono infatti subito schierati con l’alleato britannico. Il vulcanico presidente americano ha poi minacciato nemmeno troppo velatamente l’Iran: “È meglio per loro che non facciano nulla di stupido, altrimenti pagheranno un prezzo mai pagato prima”.

Aggiungendo che poche ore prima i pasdaran hanno annunciato di aver sequestrato un’altra nave, questa volta degli Emirati Arabi Uniti, che l’Arabia Saudita ha espressamente confermato la disponibilità ad accogliere altri soldati americani sul proprio territorio (solo il mese scorso il Pentagono ne ha stanziati mille nella regione), e che l’Iran non intende fare passi indietro sui suoi armamenti nucleari, è chiaro come la tensione della partita stia salendo di gradi. Molte, se non tutte le forze in gioco stanno marciando a tappe forzate verso un conflitto, consapevoli che dallo stretto di Hormuz passa più di metà del greggio mondiale, e che una guerra potrebbe essere l’unico modo per rimescolare le carte in tavola e prendersi una fetta più grossa di una delle regioni più ricche e strategiche del mondo.

Alessandro Rosset
Valdostano, 1998, studente a fondo perduto all’Università Bocconi. Sua mamma è di sinistra, la famiglia è di sinistra, le fidanzate (di solito) di sinistra: Alessandro, influenzato dall’andazzo di famiglia e volendo vedere la sua parte finalmente vincente, si è fatto juventino. In famiglia gli ricordano spesso che è prepotente. Il prepotente voleva tanto un motorino. Gli hanno preso un cane.

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