Le elezioni presidenziali in CroaziaTempo di lettura stimato: 3 min.

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Durante le ultime settimane si sono svolte parecchie elezioni nel Mondo. Dopo aver approfondito le elezioni in Gran Bretagna e in Algeria oggi analizziamo le elezioni presidenziali in Croazia. Domenica 22 dicembre i cittadini croati si sono recati alle urne per eleggere il Presidente della Repubblica. Sono state le settime elezioni presidenziali dall’indipendenza del Paese.

IL RUOLO DEL PRESIDENTE

Il ruolo del Presidente della Repubblica è più cerimoniale che esecutivo. La funzione più importante è quella della partecipazione alla formulazione dell’indirizzo della politica estera. Il Presidente ha il diritto di convocare i referendum con previo consenso del Primo Ministro ed ha i compiti di nominare il Primo Ministro e di convocare le elezioni parlamentari. È importante sottolineare che il prossimo mandato presidenziale sarà molto importante. Ad inizio anno la Croazia assumerà per la prima volta nella storia la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione Europea.

I CANDIDATI

Sono ben 11 i candidati per il ruolo di presidente della Repubblica, circa 1 su 360 mila elettori. La Croazia è un Paese caratterizzato dal bipolarismo: l’Unione Democratica Croata (HDZ) ed il Partito Socialdemocratico Croato (SDP). Il primo è un partito di destra conservatore attualmente al Governo, mentre il secondo è una forza di centro-sinistra. I sondaggi precedenti le elezioni prevedevano una corsa a due. La presidente uscente Kolinda Grabar-Kitarović sostenuta dall’HDZ e dagli alleati di Governo, data al 26-27% e  Zoran Milanović, supportato dal SDP e già Primo Ministro, col 24-29%. Un probabile outsider poteva essere Miroslav Škoro. Cantante folk ed ex membro dell’HDZ è un candidato indipendente di destra. I sondaggi lo davano in costante crescita (21-23%) soprattutto grazie ai toni nazionalistici della sua campagna elettorale.

I PROGRAMMI

Grabar-Kitarović e Milanović  hanno avanzato poche proposte concrete. La Presidente uscente ha basato la sua campagna elettorale sull’identità nazionale e sulla difesa del popolo croato. Il suo programma è composto da sette punti, ognuno contenente l’aggettivo “croato”: sviluppo, identità, fermezza, giustizia, democrazia, sicurezza e ottimismo. A livello internazionale la presidente ha  rivendicato il lavoro svolto nella costruzione di una politica multilaterale in grado di costruire ottime relazioni con UE, USA, Russia, Cina ed Israele. Milanović, invece, ha adottato una strategia più difensivista. Nessun documento programmatico ma brevi video che trattano i temi principali. Oltre alla difesa del diritto di aborto la sua campagna si è limitata a criticare gli avversari. Škoro è l’unico candidato ad aver proposto un programma concreto basato sui compiti del Presidente che potrebbe portare ad una modifica del sistema istituzionale. Le sue proposte riguardano cinque punti: possibilità di convocare il referendum in modo autonomo, diritto di presentare leggi, diritto di convocare e presiedere sessioni parlamentari, possibilità di porre il veto sulle leggi parlamentari e riforma della Corte Costituzionale.

I RAPPORTI CON L’EUROPA

Dal 2000, quando la Croazia passò dal sistema semipresidenziale a quello parlamentare, il ruolo del Presidente della Repubblica è incentrato sulla politica estera. Durante il semestre di presidenza del Consiglio UE la Croazia ospiterà il summit tra UE e Balcani occidentali. Si tratta di un evento molto importante in quanto potrà consentire alla Croazia di svolgere un ruolo decisivo nel processo di allargamento alla Regione. Inoltre la Croazia entrerà a breve nell’Area di Schengen. L’evento in questione ha provocato molte critiche. La Croazia è accusata di aver impiegato i fondi ricevuti dall’Europa finalizzati alla preparazione allo spazio di libera circolazione per effettuare respingimenti e deportazioni dei migranti che attraversano i confini con la Bosnia.

I RISULTATI 
Milanović (sx) e Grabar-Kitarović (dx) alle urne

Come prevedibile nessun candidato ha ottenuto la maggioranza assoluta. Zoran Milanović e Kolinda Grabar-Kitarović si sfideranno al ballottaggio in programma il 5 gennaio. L’ex premier socialdemocratico ha ottenuto il il 29,56% dei consensi, mentre la Presidente uscente ha raccolto il 26,64%. Resta al terzo posto e quindi fuori dal ballottaggio il candidato nazionalista Miroslav Škoro con il 24,42%. Milanović è arrivato primo in otto delle 21 Contee del Paese, come la sfidante, mentre Škoro è in testa in cinque. Molto staccati tutti gli atri candidati.

 

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