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La Moldavia vuole l’Ue: speranze, progressi e ostacoli nel processo di adesione

Le elezioni parlamentari moldave del settembre 2025 hanno rappresentato uno step importante per il percorso europeo del Paese. Nonostante un clima politico teso e le ingerenze ibride della Russia, il Partito di Azione e Solidarietà (PAS) ha ottenuto una vittoria netta, consolidando l’agenda europeista avviata dal presidente Maia Sandu nel 2021.

Parallelamente, Chişinău ha compiuto progressi significativi nel processo di adesione all’UE, pur tra sfide strutturali e pressioni esterne, come confermato dall’ultimo report sull’allargamento della Commissione europea.

Resta ancora irrisolta la questione della Transnistria, una regione filorussa economicamente dipendente da Mosca e potenziale variabile critica nel cammino verso la membership europea

L’inattesa vittoria del PAS alle parlamentari del 2025

La Moldavia è arrivata all’appuntamento delle elezioni parlamentari del 28 settembre 2025 in un clima segnato dalle tensioni e dalla sensazione che sarebbe stata una sorta di last call” per il Paese per poter proseguire il proprio percorso di adesione all’Ue. Quest’ultimo si era consolidato con la vittoria di Maia Sandu alle elezioni presidenziali del 2024 e dall’esito del referendum che aveva in oggetto proprio l’adesione all’Unione europea. In quel caso, il aveva vinto per una manciata di voti, in particolare grazie a quelli decisivi della diaspora moldava, le cui comunità numericamente più rilevanti si trovano nella confinante Romania e in Russia (in entrambi i casi per affinità linguistiche) e in Italia, principalmente nel nord del Paese.

Il Partito di Azione e Solidarietà (PAS) di orientamento liberale e il vero pilastro del progetto europeista del Paese, è stato fondato dalla stessa Presidente nel 2016 ed è salito al potere per la prima volta nel 2021 con una campagna elettorale incentrata sulla lotta alla corruzione e sul miglioramento della governance. Alla vigilia del voto si temeva un esito sfavorevole, una vittoria non convincente del PAS avrebbe potuto sortire strascichi dagli effetti negativi e che rischiavano di polarizzare ulteriormente una società storicamente divisa tra l’ammirazione per Bruxelles da una parte e l’ammirazione per Mosca dall’altra.

I risultati delle elezioni parlamentari di settembre 2025 hanno invece rivelato una vittoria schiacciante per il PAS, malgrado un’affluenza al 52% (in aumento rispetto al 2021). Il PAS è riuscito ad ottenere il 50,2% dei voti andando oltre la soglia psicologica del 50% e garantendosi la maggioranza assoluta in parlamento (55 dei 101 seggi), con ovvi benefici in termini di governabilità. Il blocco patriottico formato dalla coalizione dei partiti comunisti e socialisti e altri minori, vicini alla Russia, si è fermato al 24% e probabilmente lo spauracchio della vigilia era motivato più dal peso stesso della tornata elettorale sul destino del Paese, che dalla reale forza dell’opposizione, complice anche un sistema elettorale proporzionale con una soglia di sbarramento al 5%.

Nonostante la vittoria del PAS sia stata interpretata in Occidente come una battuta d’arresto per l’influenza russa nella regione, la nuova composizione del parlamento rispecchia un’accentuata frammentazione che rischia di intaccare l’ambiziosa agenda politica del partito di governo.

Il ruolo della Russia: tra la propaganda e le minacce ibride del Cremlino

Secondo il rapporto dell’International Institute for Strategic Studies, la Russia ha condotto negli ultimi anni una campagna sistematica di sabotaggi e operazioni clandestine contro le infrastrutture critiche europee, come reti energetiche, trasporti, cavi sottomarini e installazioni legate alla difesa. L’obiettivo è quello di indebolire la resilienza dell’UE, rallentare il sostegno all’Ucraina e generare instabilità politica ed economica.

Dopo l’espulsione dai Paesi europei di numerosi agenti e diplomatici russi nei mesi successivi all’invasione del 2022 per accuse di spionaggio, Mosca ha adottato un modello più variegato che rende difficile attribuire le singole azioni a entità specifiche. Il sistema si basa sull’uso di intermediari, reclutamenti informali e attacchi “a bassa intensità” come incendi, sabotaggi e danneggiamenti mirati. Sull’altro fronte, nonostante alcuni progressi nel framework della NATO e nella protezione delle infrastrutture, la risposta europea rimane lenta e frammentata, con una deterrenza ancora insufficiente a scoraggiare ulteriori operazioni russe, che continuano a crescere in numero e complessità.

Nonostante la Moldavia sia un paese relativamente piccolo, la Russia ha dispiegato risorse senza precedenti nel tentativo di ostacolarne l’adesione all’UE. Le tattiche russe includevano compravendita di voti, una massiccia campagna di disinformazione sui social media, cyberattacchi e l’addestramento di agenti per la destabilizzazione in loco, testimoniato dal vertiginoso aumento di pagamenti in cryptovalute nei giorni a ridosso delle elezioni. Malgrado le risorse limitate, la Moldavia è riuscita a resistere, dimostrando una resilienza che la erige ad esempio per altri Paesi della regione. L’approccio moldavo si è basato sulla costruzione di legami di fiducia con la popolazione basati su una visione di lungo periodo legata all’adesione all’UE, l’aiuto delle democrazie europee, la sostituzione della dipendenza dal gas russo con forniture di Paesi terzi e investimenti in cyberdifesa.

Di recente, il 25 novembre 2025, cinque droni di tipologia shaed sono entrati nello spazio aereo moldavo e uno di questi si è schiantato sul tetto di una casa nel villaggio di Nizhni Cucurești costringendo gli F-16 della Romania ad alzarsi rapidamente in volo. Svariati episodi simili si sono verificati in Europa tra ottobre e novembre, causando disagi al traffico aereo come nel caso degli aeroporti di Eindhoven, Copenaghen e Bruxelles costretti a chiudere per alcune ore. L’episodio più grave è avvenuto in Polonia dove ben 19 droni Gerbera – alcuni dei quali sono stati abbattuti – hanno violato lo spazio aereo di Varsavia, in quello che è stato interpretato come un piano architettato da Mosca per testare le reazioni dei paesi occidentali.

Il report della Commissione Europea sull’allargamento e il momentum favorevole per Chişinău

Stando all’ultimo report diffuso dalla Commissione Europea a novembre 2025, il cammino della Moldavia verso l’Unione europea è entrato in una fase cruciale con l’avvio ufficiale dei negoziati nel 2024. I negoziati per l’ingresso della Moldavia nell’UE stanno procedono in parallelo con quelli dell’Ucraina con lo screening dei dossier.

Stando alle parole di Cristina Gerasimov, Vice primo ministro e a capo del team negoziale dal lato moldavo, il cluster della Rule of Law e della riforma dell’amministrazione pubblica si configura come il “fondamento” dell’intero il processo. Nonostante la grande pressione politica, Chişinău ha dimostrato progressi più regolari e maggiore stabilità nell’attuazione delle riforme rispetto a Kyiv. Un punto di forza notevole è il forte allineamento alla Politica Estera e di Sicurezza Comune (CFSP) dell’UE, insieme a significativi passi avanti nel contrasto alla disinformazione e nel rafforzamento generale della sicurezza. Questo impegno costante è essenziale per dimostrare la serietà e l’irreversibilità del percorso europeista intrapreso.

Tuttavia, permangono delle criticità strutturali. La principale sfida riguarda la capacità amministrativa in termini di corretta gestione dei futuri fondi UE e l’efficace implementazione delle politiche comunitarie in settori complessi come quello agricolo. Inoltre, la Moldavia deve ancora consolidare l’indipendenza del sistema giudiziario, malgrado i notevoli passi avanti, e rafforzare ulteriormente la lotta alla corruzione a tutti i livelli. Quella della corruzione è una piaga che permea anche gli altri due nuovi candidati, Georgia e Ucraina, con quest’ultima coinvolta in uno scandalo nel settore energetico proprio in uno dei momenti più difficili sul fronte interno dall’invasione russa del 2022 e che rischia di comprometterne, almeno nel breve periodo, il percorso verso l’adesione.

Nonostante questi ostacoli, l’obiettivo realistico è quello di completare con successo la fase di screening attuale e procedere all’apertura formale dei capitoli negoziali entro il 2026, segnando un passaggio fondamentale verso la piena membership. Se da un lato l’abbinamento al processo di adesione ucraino rappresenta un potenziale problema (a causa delle attuali difficoltà di Kiev e della disparità di peso economico e demografico tra i due Paesi), dall’altro le autorità moldave possono contare sul rapporto privilegiato e la forte integrazione economica con la Romania. Questo legame è un fattore rilevante, in quanto l’esperienza storica dei Paesi entrati nel 2004 suggerisce che coloro che avevano già avviato processi di integrazione pre-accesso hanno tratto i maggiori benefici nel lungo periodo.

Stando alle previsioni ottimiste del PAS, si crede che l’ingresso della Moldavia nell’UE possa avvenire entro il 2028, con il rischio però di alimentare lo scetticismo dell’opinione pubblica. Se le previsioni venissero disattese, si potrebbe incorrere nella cosiddetta enlargement fatigue, ossia quel sentimento di disillusione persistente che caratterizza larga parte della società civile dei paesi dei Balcani occidentali, ormai da anni bloccati in un complesso processo di adesione che secondo molteplici pareri andrebbe riformato al più presto.

E la Transnistria? Il peso della repubblica separatista nel cammino verso la membership

La Repubblica Moldava di Pridnestrovie, seconda la denominazione ufficiale, conosciuta anche come Transnistria è un territorio incastonato tra il fiume Dnestr e il confine moldavo-ucraino. A seguito dell’autoproclamata indipendenza dopo la breve guerra con la Moldavia del 1992, avvenuta dopo il crollo dell’Unione Sovietica, solo altre tre repubbliche separatiste l’hanno riconosciuta, l’Abkhazia, l’Ossezia del Sud e il Nagorno Karabakh, infatti, sono le uniche ad avere rappresentanze diplomatiche sul territorio.

All’inizio dell’invasione dell’Ucraina del febbraio 2022, con le mire del Cremlino su Odessa, la Transnistria sembrava destinata a diventare un attore aggiuntivo sul teatro di guerra, a fronte della presenza sul proprio territorio di soldati russi e di uno dei più grandi depositi di munizioni di epoca sovietica, presso la cittadina di Cobasna. Tuttavia, con la stabilizzazione sul terreno e il ridimensionamento degli obiettivi di Vladimir Putin, questo scenario è diventato improbabile anche a causa dell’isolamento della repubblica separatista in mancanza di contiguità territoriale con la Federazione Russa. Dal 2015 inoltre, a seguito dell’annessione della Crimea, Kiev ha bloccato i rifornimenti militari che passavano per il proprio territorio, riducendo l’autonomia del contingente in loco e rendendo una potenziale minaccia militare futura sempre meno plausibile, soprattutto da un punto di vista logistico.

L’economia transnistriana, monopolizzata dalla holding privata Sheriff che ne controlla i settori essenziali, dipende per la maggior parte da ingenti sussidi garantiti da Mosca, principalmente sotto forma di gas gratuito fornito dal colosso Gazprom. La centrale locale lo trasformava poi in elettricità da esportare in Moldavia. Più della metà del bilancio delle autorità de facto deriva da questo sistema che tutt’ora consente di riportare nella regione valuta pregiata, in un contesto da sempre segnato da contrabbando di armi e attività illecite, e che garantisce una competitività sul mercato agli attori locali. Il rublo transnistriano è la valuta utilizzata per i pagamenti, anch’essa non riconosciuta, un altro espediente utile alle atività delle reti di criminalità organizzata sviluppatesi sin dagli anni ’90.

Fino a qualche anno fa la posizione di Chişinău nei confronti di Tiraspol era piuttosto precaria, ma con l’inizio della guerra la Moldavia si è vista costretta a ridisegnare in parte le sue catene di approvvigionamento energetiche, con l’ammodernamento dei gasdotti verso la vicina Romania e il sostegno garantito dall’Ue. Questo ribilanciamento fornisce spazio di manovra al governo che ha adottato politiche più stringenti nei confronti del separatismo, tant’è che è stato criminalizzato nel 2023, e si è focalizzato sull’avanzamento dei negoziati per il ritiro delle truppe russe dal territorio.

*Immagine di copertina: [Foto di Sasha Pleshco via Unsplash]

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