Europa

Interferenza ibrida e invasione algoritmica: il case study della Romania

*Immagine di copertina: PROMPT project logo

Dopo aver introdotto il progetto PROMPT e il suo impianto metodologico, questo primo case study applica tali strumenti al caso delle elezioni presidenziali romene del 2024.

L’analisi ricostruisce le dinamiche di interferenza informativa e invasione algoritmica che hanno portato la Corte Costituzionale romena ad annullare il primo turno delle elezioni per “compromissione sistemica” del processo elettorale. Il caso rappresenta un esempio emblematico di come reti digitali coordinate, piattaforme social e fragilità politiche interne possano convergere in una strategia ibrida volta a minare la fiducia nelle istituzioni democratiche e nella coesione euro-atlantica.

Dalla guerra ibrida all’invasione algoritmica

Negli ultimi anni la guerra ibrida russa ha progressivamente spostato il baricentro dal dominio militare a quello informativo. La leva d’influenza russa non si manifesta più solo attraverso la propaganda tradizionale, ma anche attraverso forme sofisticate di infiltrazione algoritmica, tra cui lo sfruttamento delle piattaforme digitali, l’attivazione di reti sociali vulnerabili e la manipolazione delle dinamiche di engagement per orientare il dibattito pubblico.

Il caso romeno mostra come la minaccia di infiltrazioni e manipolazioni non riguarda solo la collocazione geopolitica di un Paese – nel caso della Romania convintamente filo-UE e membro della NATO – ma la permeabilità del suo ecosistema informativo.

L’operazione del 2024: anatomia di un’interferenza

Il 6 dicembre 2024, la Corte Costituzionale romena ha annullato il primo turno delle elezioni presidenziali dopo l’allarme dei servizi d’intelligence su attività coordinate di disinformazione e manipolazione digitale. Il candidato ultranazionalista Călin Georgescu, fino ad allora figura marginale, aveva ottenuto il 23% dei voti grazie a una campagna quasi interamente digitale, imperniata su TikTok e Telegram.

Telegram: la centrale operativa dell’ecosistema

Un’indagine del Digital Forensic Research Lab (DFRLab) ha evidenziato come il canale Propagator – Implică-te și tu, Renașterea României, attivo da giugno 2024, costituisse la vera infrastruttura dell’operazione. Il canale:

  • contava circa 8.000 iscritti;
  • coordinava 41 gruppi Telegram regionali;
  • distribuiva oltre 1.800 video, immagini e grafiche;
  • forniva istruzioni dettagliate su editing, rilancio e diffusione cross-platform;
  • pubblicava tutorial su CapCut e Filmora per aggirare il rilevamento dei contenuti duplicati.

Il tono era volutamente comunitario e identitario, costruito per motivare gli utenti e alimentare l’illusione di un movimento “dal basso”, nonostante la regia fosse centralizzata e altamente strutturata.

TikTok: la piattaforma dell’amplificazione algoritmica

Parallelamente, l’account TikTok di Georgescu ha registrato una crescita anomala:

  • +2.541% di follower (fino a 541.800);
  • oltre 1,4 miliardi di visualizzazioni totali sugli hashtag collegati;
  • incremento di like, commenti e condivisioni tra +1.400% e +1.600%;
  • nonostante un −29% nella produzione di video.

Il DFRLab ha identificato almeno 25.000 account dormienti, molti riconducibili a Russia e Iran, riattivati nelle settimane precedenti al voto. Alcuni profili – come @numenou11, con oltre 2,2 milioni di visualizzazioni – mostravano pattern “meccanici” tipici dell’automazione.

Il coordinamento fra Telegram e TikTok era rigoroso: link diretti ai contenuti da rilanciare, testi precompilati per commenti e didascalie, e pubblicazioni sincronizzate per massimizzare l’impatto sull’algoritmo della “For You Page”.

Finanziamenti opachi e struttura ibrida

Documenti d’intelligence desecretati dall’allora presidente Klaus Iohannis hanno indicato il coinvolgimento di un cittadino romeno residente in Sudafrica, responsabile di circa 1 milione di euro di investimenti pubblicitari su TikTok a favore di Georgescu.

Pur senza prove definitive di un legame diretto con Mosca, l’insieme delle attività – botnet, account dormienti, contenuti coordinati e finanziamenti opachi – riflette pienamente la logica delle operazioni ibride multinodo associate all’ecosistema d’influenza russo. Si tratta di operazioni che vogliono colpire l’avversario agendo su diversi piani, non solo quello militare, ma anche ad altri livelli; ad esempio, quello economico, politico e psicologico.

La logica della “persistent operational friction”

L’intero schema si inserisce nella dottrina russa della frizione operativa persistente, basata sulla costruzione di un ecosistema informativo ostile da attivare nei momenti politicamente sensibili. Nel caso della Romania:

  • Telegram ha fornito l’infrastruttura organizzativa;
  • TikTok la scalabilità algoritmica;
  • bot e account dormienti la massa critica;
  • attori locali la legittimazione narrativa;
  • finanziamenti opachi la sostenibilità operativa.

Il risultato è stata un’operazione capace di generare effetti destabilizzanti rapidi e difficili da attribuire, culminata nella compromissione del processo elettorale.

Vulnerabilità strutturali e cattura interna

Il successo dell’operazione è stato favorito da fragilità interne. Persistono nella politica romena reti post-comuniste e gruppi di potere contrari alle riforme di trasparenza dell’UE. Pur non essendo esplicitamente filorusse, queste élite condividono una postura sovranista e anti-riformista che Mosca ha saputo sfruttare, inserendo le proprie narrazioni nelle tensioni domestiche.

Si è così configurato un fenomeno di cattura interna dell’informazione, nel quale attori locali finiscono per amplificare, volontariamente o meno, la strategia russa di erosione della fiducia pubblica.

Manipolazione algoritmica e vulnerabilità della NATO

Il caso romeno rientra pienamente nella definizione di algorithmic invasion proposta dal professor Corneliu Bjola: l’uso coordinato di piattaforme digitali – spesso non occidentali – per distorcere la percezione pubblica sfruttando gli algoritmi di raccomandazione.

Le posizioni di Georgescu, tra cui la proposta di “rivalutare” il ruolo delle basi NATO di Deveselu e Mihail Kogălniceanu, hanno contribuito a diffondere narrazioni ostili all’Alleanza. Indipendentemente dall’esito elettorale, questa erosione della fiducia rappresenta un successo strategico per Mosca, che dimostra come una democrazia possa essere destabilizzata senza ricorrere alla forza militare.

Dal contrasto reattivo alla resilienza informativa

L’annullamento delle elezioni evidenzia i limiti di un approccio esclusivamente reattivo alla minaccia ibrida. NATO e UE devono adottare modelli di resilienza informativa dinamica, capaci di anticipare e neutralizzare le operazioni di manipolazione prima che incidano sul funzionamento democratico.

Tra le misure indicate dal professor Bjola rientrano:

  • un centro di intelligence informativa per rilevare in tempo reale manipolazioni algoritmiche;
  • una rete globale anti-ibrida che includa NATO, UE e altri partner democratici;
  • un quadro di escalation ibrida per risposte collettive sotto la soglia dell’articolo 5 del Trattato NATO;
  • una task force narrativa in grado di diffondere contro-narrazioni credibili, rapide e coordinate.

Cosa ci insegna questo case study

Il caso romeno del 2024 non è un episodio isolato, ma un modello avanzato di guerra informativa ibrida, destinato a ripresentarsi in altri contesti europei. La sua efficacia non risiede nel manipolare il risultato del voto, ma nel corrodere la fiducia nelle istituzioni, destabilizzando dall’interno la struttura democratica di un Paese.

L’indignazione diffusa dopo la decisione della Corte Costituzionale – accusata ingiustamente di “tradimento” – dimostra quanto profondamente l’ecosistema informativo fosse già stato alterato. Nonostante ciò, l’annullamento delle elezioni ha rappresentato un atto di tutela democratica senza precedenti. Per l’UE e per la NATO, la difesa dell’integrità informativa deve diventare parte integrante della sicurezza strategica: la guerra cognitiva non è episodica, ma strutturale.

Come primo case study del progetto PROMPT, la vicenda romena offre un quadro essenziale per comprendere come manipolazione algoritmica e vulnerabilità interne possano fondersi in un’unica minaccia ibrida: discreta, pervasiva e profondamente destabilizzante.

*Immagine di copertina: [PROMPT project logo via The European Narrative Observatory/PROMPT]
Condividi:

Post correlati