L’intelligenza artificiale sta vivendo una fase di crescita senza precedenti, alimentata da un entusiasmo diffuso e da investimenti record che hanno spinto le valutazioni delle aziende del settore a livelli mai visti. Ma mentre capitali e aspettative corrono, resta incerta la reale domanda futura dell’IA, sollevando diversi dubbi: siamo davanti a una bolla speculativa? E quali sarebbero le conseguenze se scoppiasse?
L’ascesa dell’IA: tra entusiasmo e investimenti record
L’intelligenza artificiale (IA) è diventata parte integrante della vita di molti: chi, nell’ultima settimana non ha fatto una domanda a ChatGPT, tradotto un testo con DeepL, utilizzato Siri o Alexa? Secondo un sondaggio condotto tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025 dall’Università di Melbourne e dalla società di consulenza KPMG, quasi due terzi degli intervistati in Italia (60%) utilizza l’IA regolarmente a scopo personale, lavorativo o accademico.
Dal lancio di ChatGPT nel 2022, l’adozione dell’IA ha avuto un enorme successo, portando a investimenti impressionanti nelle società legate ad essa. Il prezzo delle azioni del produttore di chip Nvidia è cresciuto di 13 volte dall’inizio del 2023. Il prezzo delle azioni di Microsoft e Alphabet, la società madre di Google, è salito rispettivamente di 2,1 e 3,2 volte.
Entro il 2030 McKinsey prevede che saranno necessari quasi 7 mila miliardi di dollari in investimenti legati all’IA, includendo i capitali destinati all’infrastruttura dei data centre necessaria per lo sviluppo e l’utilizzo dell’IA. La quantità totale degli investimenti dovrebbe essere superiore, considerando anche gli investimenti degli operatori e gli architetti di IA, che costruiscono modelli e applicazioni di IA.
Meno chiaro è però quale sarà nel prossimo futuro la domanda legata all’IA, quale sarà il suo utilizzo commerciale e di conseguenza quali saranno i rendimenti: “Investire troppo nell’infrastruttura dei data center comporta il rischio di immobilizzare risorse, mentre investire troppo poco significa rimanere indietro”, si legge nel report di McKinsey.
Si tratta di un difficile equilibrio da mantenere in cui gli investitori si rincorrono per non “rimanere indietro”, ma senza sapere se i propri investimenti saranno effettivamente ripagati. Già nel maggio 2023 qualcuno parlava di bolla speculativa dell’IA, il picco di interesse è chiaramente nel 2025.

Cos’è una bolla speculativa e perché l’IA potrebbe esserlo?
Per bolla speculativa si intende un periodo in cui i prezzi di determinate azioni nei mercati superano notevolmente il proprio valore storico o il proprio valore intrinseco (o entrambi). In pratica, il prezzo risulta gonfiato e non più giustificato dai fondamentali di lungo periodo, cioè dai fattori reali che determinano la redditività di un’azienda o di un settore.
Dato che il valore percepito di un’attività può cambiare nel tempo, le bolle nascono spesso da un fraintendimento collettivo: l’idea che l’aumento dei prezzi rifletta una crescita reale e sostenibile, quando in realtà si tratta di un innalzamento artificiale e autoalimentato dalla domanda. Le bolle si formano tipicamente in un contesto che combina euforia, comportamenti imitativi e condizioni di mercato favorevoli.
Le analogie storiche: dalla radio alle dot-com
Nel corso della storia, diverse bolle hanno avuto importanti ricadute sull’economia di un paese o a livello globale. La prima bolla economica registrata fu la tulipomania olandese del 1630, quando il prezzo dei tulipani aumentò di venti volte prima di perdere il 99% del proprio valore. Molti ricorderanno le due più recenti, la bolla dei prezzi immobiliari fino al 2006 e la bolla delle dot-com, della fine degli anni Novanta, esplosa nel 2002.
Con ogni nuova invenzione tecnologica, si apre la possibilità della creazione di una bolla. Questo perché ogni nuova invenzione comporta molto ottimismo riguardo alle possibilità economiche e innovative della nuova invenzione ma anche molta incertezza: come si trasformerà questa nuova invenzione tecnologica in un business reale? Quanti competitor ci saranno? Quali elementi della produzione semplificherà? Quanto tempo servirà perché si possa utilizzare? Quanto saranno disposti i potenziali clienti a pagare?
Nel caso dell’IA è difficile dirlo, considerando che ci sono alcuni esempi di come al momento l’IA non sia davvero in grado di sostituire elementi della produzione e che secondo McKinsey meno del 15% dei progetti pilota di corporate IA hanno successo, suggerendo che il mercato potrebbe essere “irregolare” per anni.
Nella storia delle bolle economiche, l’IA può essere probabilmente paragonata alla radio. Tant’è che quando l’azienda di elettronica statunitense RCA iniziò a trasmettere nel 1919, fu subito chiaro che disponesse di una nuova potente tecnologia, ma era meno chiaro come ciò si sarebbe tradotto in termini commerciali. Di conseguenza, la radio si trasformò in una delle più grandi bolle speculative della storia, raggiungendo il picco nel 1929, prima di perdere il 97% del proprio valore nel crollo. Non si trattava di un settore secondario: la RCA era, insieme alla Ford Motor Company, il titolo più scambiato sul mercato. Era, come ha recentemente scritto il New Yorker, “la Nvidia dei suoi tempi”.
La radio, però, esiste ancora oggi. In molti casi infatti, nonostante il crollo e la correzione dei prezzi abbiano comportato crisi e periodi di recessione, le invenzioni che hanno gonfiato le bolle si sono rivelate importanti. Un altro esempio sono le startup come Google e Amazon, resistite alla bolla delle dot-com e riemerse dopo lunghi processi di ristrutturazione o ricalibrazione dei propri prezzi.
Perché molti analisti parlano di bolla?
Brent Goldfarb, ricercatore e autore insieme a David A. Kirsch di “Bubbles and Crashes: The Boom and Bust of Technological Innovation”, in un recente pezzo di Wired ha identificato i quattro elementi caratterizzanti di una bolla economica: l’incertezza, gli investimenti pure play, il coinvolgimento di investitori alle prime armi e la creazione di una storia avvincente.
Abbiamo già parlato dell’incertezza che circonda il futuro delle aziende IA. Secondo Goldfarb, l’IA possiede anche tutte le altre caratteristiche di una bolla speculativa. “Non c’è dubbio”, afferma, “ha tutte le caratteristiche giuste”.
Un investimento pure play o mirato è una partecipazione in una società che si concentra su un unico settore o prodotto, il che significa che l’andamento delle sue azioni è direttamente legato all’andamento di quel mercato specifico. Una società pure play è una società il cui destino è legato al successo di una particolare innovazione. Esempi di investimenti mirati nel settore IA sono Nvidia, il motore di ricerca IA Perplexity (ora valutato 20 miliardi di dollari) e il fornitore di cloud CoreWeave (con una capitalizzazione di mercato di 61 miliardi di dollari). Secondo il modello di Goldfarb e Kirsch, quando un settore registra un numero elevato di aziende specializzate, è più probabile che si surriscaldi e che si crei una bolla speculativa. Nel caso dell’IA, questi investimenti specializzati sono particolarmente preoccupanti perché le maggiori aziende sono sempre più legate tra loro.
Secondo Goldfarb sono presenti anche gli ultimi due elementi. Innanzitutto, l’ingresso di moltissimi investitori alle prime armi nel mercato azionario con app come Robinhood aumenta la possibilità che i poco esperti investano i propri risparmi in promesse vaghe della superintelligenza. E poi una buona narrativa: la narrativa dell’inevitabilità dell’IA, che prenderà il nostro posto e sarà in grado di fare qualsiasi cosa, a cui si aggiunge un senso di urgenza nella corsa all’IA alimentato dalla competizione strategica contro la Cina.
Bisogna sottolineare che ci sono anche voci discordanti. Secondo Richard Waters del Financial Times, la maggior parte degli investimenti che destano sospetti e preoccupazioni sono ancora teorici. OpenAI e Nvidia si sono infatti impegnate a costruire solo un decimo della capacità potenziale prevista dal loro accordo da 100 miliardi di dollari “Il resto seguirà solo se la domanda sarà all’altezza delle aspettative delle aziende e se si troveranno altri investitori disposti a sostenere i costi.”
Inoltre, anche se lo scenario peggiore dovesse avverarsi (ovvero che i modelli di IA deludano le aspettative e quindi le valutazioni dei titoli legati alle IA subiscano un duro colpo), non è necessariamente detto che ciò si traduca nel crollo grave e duraturo che caratterizza lo scoppio di una bolla.
La vera domanda non è se la bolla scoppierà, ma cosa resterà dopo
In definitiva, parlare di bolla dell’intelligenza artificiale significa riconoscere che ci troviamo in un momento di straordinario fermento, ma anche di profonda incertezza. L’IA è una tecnologia con il potenziale di trasformare l’economia, ma non è detto che il ritmo degli investimenti attuali rifletta il valore che sarà effettivamente generato nei prossimi anni.
Se davvero siamo nel cuore di una bolla, la correzione potrebbe essere dolorosa, soprattutto se coinvolgerà i mercati pubblici e i risparmi dei piccoli investitori. Allo stesso tempo, la storia insegna che lo scoppio di una bolla non segna necessariamente la fine della tecnologia che l’ha alimentata: radio, internet e commercio elettronico ne sono testimonianza.
Forse solo tra qualche anno guardandosi indietro, si potrà dire se gli anni dell’IA saranno ricordati come l’inizio di una nuova rivoluzione o come l’ennesima corsa all’oro finita troppo in fretta.
*Immagine di copertina: [Movimenti di borsa di un titolo azionario visibili sullo schermo di un computer, Pexels via Pixabay]





