Il caso della fondazione Open, spiegato semplicementeTempo di lettura stimato: 2 min.

0
359

Nelle ultime ore si parla tanto del caso della fondazione Open, la “Cassaforte di Renzi”, che si trova in questo momento sotto le indagini della procura di Firenze. Ma che ruolo aveva la fondazione? E quali sono le accuse e i personaggi coinvolti?

Sei anni, sei milioni di euro

La fondazione Open è nata nel 2012 con il nome di Big Bang. L’obbiettivo dell’organizzazione era raccogliere fondi privati per le campagne politiche di Matteo Renzi. La prima di queste è datata proprio 2012, quando la fondazione Open catalizzò le donazioni private in supporto dell’elezione di Renzi a Segretario del Partito Democratico. In sei anni di attività, dal 2012 al 2017, la fondazione ha raccolto circa 6,7 milioni di euro. Questi soldi sono andati a finanziare la campagna per il Sì al Referendum 2016 e nell’organizzazione delle riunioni della Leopolda in quegli anni. All’interno del Consiglio di Amministrazione, oltre all’ex premier, tutti i fedelissimi: Maria Elena Boschi, Luca Lotti (coinvolto nello scandalo della magistratura dello scorso inverno) e Marco Carrai. Il presidente della fondazione era l’avvocato Alberto Bianchi, ed è a causa sua se la fondazione si trova ora sotto il mirino dell’accusa.

Le accuse all’avvocato e le perquisizioni

Bianchi è infatti accusato dalla procura di traffico di influenze, secondo Ansa, e questo ha portato l’attenzione della procura su tutte le attività da lui gestite. Queste, naturalmente, includevano la fondazione Open. Quest’ultima ha infatti ricevuto la definizione di “articolazione di partito politico” dalla procura. Bisogna quindi verificare che le donazioni avvenute a favore dell’organizzazione siano in linea con le dettagliate e complesse leggi che regolano il finanziamento privato ai partiti. In particolare, la procura ha reso noto come gli indagati siano per ora l’avv.Bianchi e Marco Carrai, amico personale di Matteo Renzi. Le accuse parrebbero consistere in riciclaggio, autoriciclaggio, traffico di influenze e appropriazione indebita.

In particolare, la lente di ingrandimento si è posizionata sulle primarie 2012, dove una serie di donazioni anomale da parte di parlamentari e imprenditori del fiorentino sembra essere collegata a prestazioni professionali da parte di Bianchi. In altre parole, secondo le accuse, le donazioni non andavano a supportare la campagna politica, bensì a ricompensare l’avvocato Bianchi, che si appropriava del denaro senza renderne conto al fisco. Nella serata del 26 Novembre sono partite una serie di perquisizioni da parte della Guardia di Finanza, coinvolgendo i donatori del 2012 e Carrai.

Le reazioni degli interessati

Tutti i coinvolti hanno affermato la loro completa innocenza e intenzioni di collaborazione con la magistratura. «Rinnovo la mia piena collaborazione con la magistratura affinché sia fatta chiarezza prima possibile sull’indagine che mi riguarda -ha commentato Bianchi in una nota-Sin da subito mi sono messo a disposizione fornendo qualsiasi atto mi fosse richiesto. Del resto tutte le entrate e le uscite della Fondazione Open sono tracciabili, perché avvenute con bonifico, carte di credito. È stato fatto tutto alla luce del sole”.

Per Renzi, invece, il caso della fondazione Open è nient’altro che un “massacro mediatico”. Il procuratore di Firenze, secondo l’ex sindaco, avrebbe apparentemente un conto in sospeso con lui. Si tratta infatti di Giuseppe Creazzo, lo stesso che aveva ordinato l’indagine contro le attività illecite dei genitori di Renzi tra 2017 e 2018, da sempre giudicata dall’ex premier come un’inchiesta dettata dalla politica piuttosto che dalla legge, nonostante la coppia sia stata trovata colpevole di aver falsificato delle fatture.

 

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.