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Gli anziani rubano il lavoro ai giovani?

Tempo di lettura stimato: 1 min.

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Molto spesso ci abbandoniamo al pensiero allettante che, se più lavoratori anziani andassero in pensione, noi giovani avremmo più possibilità di trovare lavoro, perché prenderemmo il loro posto.

Questo luogo comune è molto diffuso benché sia solo un equivoco, definito dall’economista David Frederik Schloss per la prima volta nel 1891 come “fallacia del blocco dei posti di lavoro”. In passato è stato usato per sostenere la necessità che le donne restassero a casa, così da non sottrarre posti di lavoro agli uomini. Oggi i sostenitori di questa tesi dicono invece che tenere i più anziani a lavorare sottrae lavoro ai giovani.

La verità è un’altra: per non smentire questa teoria sarebbe necessario che il numero di lavori fosse fisso e che ci fosse un certo grado di sostituibilità tra giovani e anziani. Per quanto riguarda la prima condizione, bisogna sottolineare che i continui cambiamenti a cui è sottoposta l’economia, tra recessioni e boom, fanno sì che il numero di lavori cambi continuamente. In secondo luogo, il fatto che i giovani di oggi siano i cosiddetti nativi digitali mentre i lavoratori anziani in procinto di andare in pensione siano nati prima della rivoluzione tecnologica, li direziona necessariamente a lavori diversi.

Ciò che va sottolineato, quindi, è che la pensione anticipata, spesso supportata e argomentata quale favorevole a tutta la società, anziani e giovani, è solo che deleteria per quest’ultimi. Infatti, per diminuire l’età pensionabile, è necessario che i lavoratori (a questo punto in minor numero) versino più contributi. I percorsi da intraprendere a questo punto sono due: aumentare le tasse o il debito pubblico. In ogni caso, il fardello ricadrà sui giovani, che dovranno pagare per le scelte sbagliate dei loro padri, nonni e bisnonni.

Redazione
Orizzonti Politici è un think tank di studenti e giovani professionisti che condividono la passione per la politica e l’economia. Il nostro desiderio è quello di trasmettere le conoscenze apprese sui banchi universitari e in ambito professionale, per contribuire al processo di costruzione dell’opinione pubblica e di policy-making nel nostro Paese.

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