Elezioni di Taiwan: riconfermato il partito indipendentistaTempo di lettura stimato: 2 min.

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Le elezioni di sabato di Taiwan hanno riconfermato la vittoria dell’indipendentista Democratic Progressive Party (DPP) sul partito filocinese Kumiontang of China (Kmt). La presidente Tsai-Ing-wen continuerà a difendere l’integrità taiwanese.

I risultati

Le elezioni dell’11 gennaio, presidenziali e parlamentari, hanno visto una lotta su due fronti: il partito DDP di Tsai-Ing-Wen e il Kmt pro-Pechino di Han-Kuo-yu. Tsai-Ing-wen, già presidente taiwanese dal 2016, ha vinto le presidenziali con 8,1 milioni di voti (57,13%). Il partito ha anche ottenuto la maggioranza in parlamento, conquistando 61 seggi contro i 38 del Kmt. “Spero che le autorità di Pechino comprendano che la Taiwan democratica e il nostro governo democraticamente eletto non cederanno a minacce e intimidazioni” ha riferito la leader. Tsai continuerà a ripudiare l’idea di “una sola Cina” ed a sostenere l’indipendenza della Repubblica di Cina Taiwan, sperando che diventi più un “partner” che “un problema” per i vicini. 

Il filocinese Han-Kuo-yo si è posizionato secondo alla corsa per le presidenziali, con 5,6 milioni di preferenze. Il partito liberal-conservatore People First Party, a favore dell’unificazione Cinese, ha invece ottenuto solo 600 mila voti, nonostante il sostegno di Terry Gox, l’uomo più ricco di Taiwan.

Stato autonomo o parte della Cina?

La Repubblica di Cina Taiwan è una repubblica semipresidenziale riconosciuta da 15 stati, tra cui la Santa Sede. Non è invece riconosciuta dalla Cina, USA, Russia, Regno Unito, Canada e dagli Stati dell’Unione Europea. La Repubblica Popolare Cinese da anni sta infatti facendo leva sulla propria influenza nella politica globale per attaccare la sovranità di Taiwan, secondo il principio “un paese, due sistemi”. Se Pechino decidesse però di attaccare Taiwan, seguendo il suo disegno di riunificazione, gli Stati Uniti reagirebbero. Gli USA hanno infatti una “forte partnership” con lo stato taiwanese, come ribadito dal segretario di Stato Mike Pompeo. Perciò un attacco cinese sembra per ora molto improbabile.

Le influenze di Hong Kong

“Il fattore Hong Kong ha avuto un ruolo molto importante” sostiene Willy Wo-lap Lam, docente di Centre for China Studies della Chinese University di Hong Kong. Prima delle proteste infatti nei sondaggi la rielezione di Tsai era tutt’altro che scontata. Allo stesso modo anche le elezioni taiwanesi potrebbero risvegliare il malessere di Hong Kong e portare ad instabilità nella zona.

La reazione della Cina

All’indomani delle elezioni, il ministero cinese ha dichiarato che “a prescindere dai cambiamenti nella situazione di Taiwan, non cambierà il fatto fondamentale che esiste una sola Cina e che Taiwan è parte di essa”. Vedremo nel futuro come si evolverà il conflitto tra i due Stati.

 

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