Cop25: obiettivi futuri e insuccessi passatiTempo di lettura stimato: 3 min.

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Logo ufficiale della Cop25

Il 2 dicembre sono iniziati i lavori della Cop25, la conferenza sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite, che durerà fino al 13 di questo mese. Il vertice sul clima avrebbe dovuto aver luogo in Cile, ma all’ultimo momento è stato sposato a Madrid a causa delle gravi instabilità politiche in cui versa il Paese da molte settimane. Vediamo quali sono i principali obiettivi della Cop25, e quali traguardi e insuccessi si sono succeduti nelle scorse edizioni.

È il 25esimo anno che i 196 Paesi facenti parte delle Nazioni Unite si riuniscono per parlare di cambiamento climatico. Dal 1995 a oggi gli argomenti di discussione sono cambiati di poco, ma l’urgenza della questione ha raggiunto il suo picco. Intorno all’evento c’è stato molto criticismo: decine di migliaia di delegati, scienziati e uomini d’affari da ogni angolo del mondo sono saliti su un aereo per questo evento, consumando tonnellate di CO2. L’unica persona a essere arrivata a Madrid in maniera coerente con lo spirito della conferenza è Greta Thunberg. L’attivista svedese dopo aver attraversato l’Atlantico su un catamarano gentilmente offerto da una coppia di YouTuber australiani, ha preso un treno da Lisbona ed è finalmente arrivata Madrid.

L’obiettivo principale della conferenza delle Nazioni Unite è quello di stabilizzare le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera, limitandole al di sotto dei 2 gradi centigradi. Il vertice serve inoltre a “negoziare” i meccanismi di scambio delle emissioni predisposti dall’Accordo di Parigi, che entrerà ufficialmente in vigore nel 2020. Si tratta dei cosiddetti crediti di carbonio: certificati negoziabili equivalenti a una tonnellata di CO2 non emessa o assorbita grazie all’implementazione di un progetto di tutela dell’ambiente. Questo meccanismo di compensazione serve alle aziende che emettono gas serra: acquistando un credito di carbonio potranno contribuire alla realizzazione di un progetto di tutela ambientale, generalmente in un Paese in via di sviluppo. I crediti di carbonio hanno un ruolo fondamentale all’interno dell’Accordo di Parigi, in quanto promuovo un modello di sostenibilità ambientale valido a livello globale. Tuttavia sono ancora da definire regole specifiche affinché gli scambi di crediti avvengano in maniera equa, e non si verifichino fenomeni di doppio conteggio dei crediti.

Solo alcune Cop hanno avuto un impatto notevole nella storia della lotta al cambiamento climatico. La prima è stata la Cop3, che si è tenuta a Kyoto nel 1997, durante la quale è stato firmato il famoso Protocollo di Kyoto, trattato ambientale di importanza storica. Un’altra Cop memorabile è stata quella del 2015, in occasione della quale è stato concluso l’Accordo di Parigi. Purtroppo gli impegni presi dai 195 Paesi partecipanti alla conferenza sono stati notevolmente disattesi: le emissioni di CO2 dal 2015 continuano ad aumentare, e l’unica speranza rimasta per non raggiungere un aumento di temperatura di 1 grado e mezzo è ridurre le emissioni del 7,5% l’anno. Un obiettivo che, con grandi sforzi, si può raggiungere. Fondamentali sarebbero la collaborazione della Cina e degli Usa, i due Paesi che inquinando di più. Il Presidente Trump ha però deciso proprio l’anno scorso di sottrarsi dagli accordi sul clima, lasciando al resto del mondo la patata bollente. La Cina, invece, continua a sottolineare l’importanza di completare i negoziati sull’Accordo di Parigi durante questa conferenza. Nonostante ciò, come denuncia il rapporto Global Energy Motor (Gem) ha iniziato proprio nel 2019 la costruzione di nuovissime centrali a carbone su tutto il proprio territorio.

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