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Carlo Calenda ha fondato un partito

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Lo si attendeva ed è finalmente arrivato. Questo giovedì Carlo Calenda ha fondato il suo nuovo partito “Azione”. Dopo le sue dimissioni dal Partito Democratico, infatti, molti si aspettavano il concretizzarsi di “Siamo Europei” in un partito.

Chi è Carlo Calenda?

Europarlamentare tra le file del PD, Carlo Calenda ha un passato da dirigente d’azienda. Entra in politica durante le elezioni politiche del 2013, quando si candida con Lista Civica di Mario Monti, senza però venire eletto. Successivamente viene nominato vice-ministro per lo sviluppo economico sia dal governo Letta e che da quello Renzi. In seguito, proprio quest’ultimo decide di nominarlo a capo del Mise dopo le dimissioni di Federica Guidi. Ruolo che viene confermato anche durante il governo Gentiloni. Si iscrive al PD il 6 marzo 2018, a due giorni da una delle più cocenti sconfitte elettorali del centro-sinistra. In concomitanza con le elezioni europee del maggio 2019, Calenda fonda il movimento Siamo Europei, un progetto per costruire una lista europeista e riformista unitaria. Eletto europarlamentare con più di 215 mila preferenze, risulta il candidato più votato del PD. Nell’agosto 2019, in seguito all’intesa raggiunta tra PD e M5S per la formazione del governo Conte II, decide dopo numerosi appelli alla dirigenza del partito di lasciare il PD.

Perché un nuovo partito?

L’obiettivo di Azione è quello di costituire una valida alternativa all’interno del panorama politico italiano. Una nuova forza centrista divenuta necessaria a causa dell’eccessivo lassismo, a detta di Calenda, delle forze politiche riformiste come PD e FI. Quest’ultime colpevoli di essersi abbandonate tra le braccia degli ex-partiti di governo Lega e Movimento 5 Stelle. “Riformisti rammolliti” come li ha definiti lo stesso leader di Azione. Un fronte  Repubblicano e Democratico, quindi, indispensabile per non essere costretti a scegliere “tra i disastri di populisti e sovranisti”.

Perché il nome “Azione”?

La scelta del nome “Azione” non è stata una mossa di marketing, come lo stesso Calenda afferma presentando il suo partito via Internet. Un nome legato alle radici culturali e politiche del partito, quelle del liberalismo sociale e del popolarismo liberale di Don Luigi Sturzo. Il nome Azione si rifa, infatti, alla tradizione politica del Partito D’Azione italiano. Quest’ultimo, costituito durante la resistenza partigiana, si dissolse a pochi anni dalla fine della guerra, segnando tuttavia la scena politica italiana della prima repubblica, con leader del calibro di Ferruccio Parri e Ugo La Malfa. Una visione politica poi confluita nei partiti liberal-democratici che hanno caratterizzato gli anni del secondo dopoguerra, quali il Partito Repubblicano e il Partito Liberale. Azione anche perchè il partito punta a essere la casa di chi studia, lavora e produce.

LaPresse / Roberto Monaldo

Non un altro partitino

Azione punta a essere un riferimento politico, con l’obbiettivo di raggiungere un consenso che si attesta attorno alla doppia cifra. Come ribadito durante la presentazione alla stampa estera, in caso i sondaggio dovessero dare il partito centrista sotto la soglia del 3%, Azione non si candiderebbe alle elezioni. Un obbiettivo ambizioso, considerando i numeri registrati dai partiti di orientamento moderato nelle ultime tornate elettorali. Secondo i sondaggisti di Euromedia, inoltre, il peso del leader romano all’interno del centro-sinistra equivale circa al 2%. Questa, quindi, la soglia da cui parte il neonato partito riformista.

Il rapporto con Renzi

La scelta di fondare un nuovo partito moderato e di centro, a distanza di pochi mesi dalla creazione di Italia Viva da parte di Matteo Renzi ha fatto storcere il naso a molti. Infatti, questo spazio politico sembra sovrafollarsi sempre di più, rischiando la frammentazione.

Un rapporto turbolento quello tra Calenda e Renzi, con il primo che non ha esitato a definirlo come il miglior Presidente del Consiglio avuto negli ultimi anni, ma criticandolo aspramente per le sue recenti decisioni, a partire dalla adesione alla nuova coalizione di governo.

Antonio Maria De Rosa
A Napoli mi dicono "sei romagnolo", in Romagna mi dicono "sei napoletano"; insomma, penso di essere cosi noioso che nessuno mi vuole. Autoritario nei modi, libertario nei pensieri. Ho tre passioni: calcio, cucina e Orizzonti Politici. Attualmente studio in Bocconi.

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