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Barcellona precipita nel caos

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Violenti scontri a Barcellona tra polizia e manifestanti indipendentisti, sotto accusa la sentenza della Corte Suprema spagnola contro i leader politici.

 

La giornata di venerdì verrà ricordata per i violenti scontri che hanno interessato la Catalogna. Indipendentisti da un lato e polizia dall’altro si sono affrontati per ore nelle città, soprattutto a Barcellona e Girona.

Il motivo che ha fatto scoppiare la rivolta è stata la sentenza pronunciata dalla Corte Suprema di Spagna lo scorso 14 settembre. I giudici hanno infatti condannato a pene durissime i leader dei maggiori partiti indipendentisti catalani che, a ottobre 2017, avevano organizzato il referendum per ottenere l’indipendenza della Generalitat Catalana da Madrid.

I precedenti

Gli scontri di due anni fa avevano fatto il giro del mondo; le immagini mostravano la repressione della polizia nazionale intervenuta nella città per impedire che le operazioni di voto potessero anche solo iniziare. Dopo settimane di tensione, l’attivazione dell’articolo 155 della Costituzione da parte del governo Rajoy aveva riportato la situazione alla normalità. Nello specifico la norma prevede l’esautorazione dei poteri del parlamento regionale e la destituzione del suo presidente nel caso in cui le decisioni prese dalla regione autonoma collidano con la stabilità del paese.

Certamente è particolare la scelta di emettere la sentenza a soli 20 giorni dalle elezioni legislative nazionali, in programma il 10 novembre. Ciò non ha fatto altro che far aumentare la tensione in Catalogna, vista oltretutto l’asprezza delle pene commutate. Spiccano i 13 anni inflitti a Oriol Junqueras, leader di Esquerra Republicana (ERC) e gli 11 toccati all’ex presidente del parlamento Carmen Forcadell. Carles Puigdemont invece si trova tutt’ora in Belgio per sfuggire al mandato di cattura europeo emesso da Madrid.

Il movimento indipendentista

Gli ultimi due anni hanno visto la riorganizzazione del fronte indipendentista sotto la guida di nuove realtà venutesi a creare nei mesi caldi del 2017. Tra queste spiccano i Comités de la Defensa de la República (CDR), ovvero gruppi di collettivi che si prepongono come obiettivo la facilitazione del movimento indipendentista catalano, tramite gesta di disobbedienza civile talvolta degenerate in aspri scontri con la polizia.

Nati in seguito alla repressione del referendum del 2017, questi gruppi sono stati in grado di mobilitare centinaia di migliaia di persone, la stragrande maggioranza delle quali sono giovani studenti, in diverse occasioni, tra cui gli eventi degli ultimi giorni. Lo sciopero generale di venerdì 18 ottobre, a cui sono seguiti i violenti scontri nella notte tra manifestanti e polizia, ha segnato uno dei momenti più importanti della storia indipendentista catalana. Si parla di un milione di persone in piazza nella sola Barcellona, con centinaia di migliaia che sono giunte in città in lunghissime carovane partite da altre località della regione. I manifestanti sono anche riusciti a bloccare il traffico alla dogana con la Francia, creando non pochi disagi alle merci in transito nel paese.

Le reazioni

Pedro Sanchez, Primo Ministro del paese, ha ribadito che l’intenzione del governo è quella di rispettare la sentenza, non volendo concedere alcun tipo di indulto ai leader condannati. D’altro canto Quim Torra, attuale presidente catalano, ha ribadito la volontà di andare avanti con il processo d’indipendenza; Torra ha oltretutto domandato a Sanchez di convocare a breve un tavolo di mediazione. Oltre ad aver condannato la violenza che ha interessato la città, ha affermato che se ci dovesse una seria cooperazione tra i partiti del parlamento regionale, già al termine di questa legislatura la Catalogna sarà una repubblica indipendente.

Redazione
Orizzonti Politici è un think tank di studenti e giovani professionisti che condividono la passione per la politica e l’economia. Il nostro desiderio è quello di trasmettere le conoscenze apprese sui banchi universitari e in ambito professionale, per contribuire al processo di costruzione dell’opinione pubblica e di policy-making nel nostro Paese.

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